La letteratura è piena di saggi su come il mondo del lavoro sia cambiato nell’ultimo decennio, preso nella morsa di due spinte di natura differente: da un lato l’evoluzione tecnologica, che ha riscritto completamente il concetto stesso di lavoro e ufficio, dall’altro la crisi economica, che ha costretto tutti a fare i conti con una precarietà che sembrava impossibile solo qualche anno prima. Se al quadro aggiungiamo anche il crollo definitivo delle barriere geografiche, è facile comprendere come il ruolo del lavoratore dipendente sia stato rivoltato in pieno.
Fare chiarezza in un contesto liquido (per usare un termine caro a molti sociologi) e in continua mutazione non è compito semplice, ma è un approccio doveroso per chiunque si affacci al mondo del lavoro per la prima volta o, peggio, si trovi nella situazione di dover affrontare il mercato dopo anni di sicurezza professionale. La domanda che ognuno dovrebbe porsi in questo nuovo millennio è: quali sono le caratteristiche che il dipendente ideale dovrebbe avere per inserirsi al meglio e avere più opportunità di carriera e successo?

Padrone della tecnologia, non potevamo che partire dalla tecnologia che, come abbiamo detto in apertura, ha letteralmente trasformato il concetto stesso di lavoro. In ogni epoca è stata l’evoluzione tecnologica a segnare l’evoluzione del lavoratore, ma mai come in questi ultimi 20 anni il passaggio dal vecchio al nuovo è stato così repentino e radicale. Tanto che molti ancora oggi faticano ad adattarsi ai vari step evolutivi, dal computer a Internet, dal mobile al cloud. Padroneggiare la tecnologia è il primo requisito da mettere in conto se si vuole lavorare, prima ancora delle competenze professionali specifiche.

Proattivo e multifunzione, il termine multitasking è forse odioso, e non tutti sono disposti ad accettarne il valore a livello di produttività, ma la verità è che il dipendente del terzo millennio non può prescindere da un elevato grado di capacità multifunzione. Cosa significa? Essenzialmente la capacità di sapere sempre trovare una risposta alla domanda “come risolvo questo problema?”, uscendo dal proprio seminato e sperimentando anche soluzioni non proprie della propria mansione.

In grado di adattarsi, in un mercato globale e, soprattutto, in profonda crisi di identità economica, nessuno è davvero indispensabile per un’azienda. Ecco perché ciascuno deve lavorare per rendersi un po’ più indispensabile degli altri, e la strada per raggiungere questo obiettivo è l’adattamento, inteso soprattutto come voglia e capacità di aggiornare senza soluzione di continuità il proprio bagaglio di conoscenze e capacità. Il dipendente diventa come un software, senza aggiornamenti diventa obsoleto. Per citare una sacrosanta verità di Totò, “chi si ferma è perduto”.

Ottimista e aperto al nuovo, non c’è spazio per il pessimismo nel mondo del lavoro moderno. L’atteggiamento da adottare davanti ai problemi è quello della sfida e non quello dei musi lunghi e delle parole disperate. Non esiste problema che non rappresenti anche un’opportunità, ed è per questo che è fondamentale anche l’apertura al nuovo, ovvero la capacità di scoprire nuove soluzioni per superare ostacoli vecchi e nuovi. Chi si chiude nell’orticello per respingere l’assalto del moderno ha vita breve.

Pronto al confronto, come già specificato, nessun lavoratore oggi è insostituibile. Accettare questa condizione di precarietà non vuol dire vivere con l’ansia e il terrore, ma al contrario dimostrarsi pronti al confronto, sia con le nuove sfide che con i concorrenti più agguerriti. Dietro di noi ci sarà sempre una schiera di nuove leve più fresche e preparate, e l’unico modo per affrontarle è combattere con le loro stesse armi (si veda ancora aggiornamento costante), senza chiudere gli occhi e la mente.

Iper connesso, un tempo l’ufficio era il punto di arrivo di una carriera, orticello da curare con attenzione in cui si svolgeva il 90% della vita lavorativa. Oggi al contrario l’ufficio si sta smaterializzando, e in alcuni casi lungimiranti è già sparito del tutto. Merito della connettività estesa a tutto il territorio, merito del mobile e degli smartphone, merito di Internet che ha creato nuove opportunità con il telelavoro. Chi ancora cerca l’ufficio come fine e non come punto di partenza è rimasto indietro di un decennio.

Inserito in un network relazionale, sono ormai un lontano ricordo i tempi in cui l’orizzonte relazionale di un dipendente era composto dai suoi colleghi più prossimi. Oggi la rete dei contatti professionali si è estesa fino a inglobare persone che non conosciamo direttamente ma che in qualche modo sono collegati al nostro business. E’ la filosofia LinkedIn, quella che chiede di curare il proprio parco-contatti come fosse parte integrante del nostro lavoro, suddividendoli in categorie specifiche. Un lavoro inutile? Chiedetelo a chi ha dovuto affrontare la perdita del lavoro e si è reinventato in pochi mesi.

Collaborativo offline e online, il dipendente moderno non può pretendere di affrontare la complessità dei propri compiti facendo affidamento solo sulle sue capacità. Le sfide del mercato sono talmente ampie da prevedere la messa in campo di professionalità differenti ma complementari, che dovranno collaborare attivamente offline e online. Internet, ancora una volta, diventa volano di evoluzione ma al tempo stesso soluzione del problema, rendendo possibile la comunicazione anche dai due capi del pianeta, in tempo reale e gratiuita.

Pronto al cambiamento, le ultime due caratteristiche sono strettamente collegate. Il mercato è in continua evoluzione, e non è raro che intere professioni vengano indirizzate su nuovi binari o reinventate nei metodi e nei contenuti in pochi anni. Accogliere il cambiamento significa affrontare ogni nuova sfida con l’entusiasmo di chi ha appena inizato ad affrontare il mondo del lavoro. Il cambiamento può spaventare, ma se si abbraccia la scia si scoprirà che il nostro passato professionale è stato decisamente noioso rispetto al futuro che abbiamo davanti.

Bravo a reinventarsi, l’evoluzione, purtroppo, porta con sé anche l’ombra della perdita del lavoro. Quelli che si sono ritrovati in situazioni del genere conoscono bene il senso di perdità di orizzonti di chi la mattina non deve più alzarsi per andare a lavoro ma per trovarne uno. La perdita di fiducia è dietro l’angolo, ma oggi vince soltanto chi è brano a reinventarsi, piaccia o meno. Reinventarsi significa non limitare la propria ricerca ma esplorare nuove strade mai battute.

Molto interessante.