Le obbligazioni a tasso fisso pagano, per tutta la durata del prestito, una cedola fissa e prefissata. Per esempio un’obbligazione della durata di 4 anni con tasso fisso del 3% pagherà
1 anno, 3%
2 anno, 3%
3 anno, 3%
4 anno, 3%

Ipotizzando che il risparmiatore abbia comprato l’obbligazione tasso fisso durata 4 anni alla pari per 100 euro di valore nominale in data primo gennaio 2016 avrà:
01/01/2016, – 100 euro (acquisto obbligazione)
01/01/2017, + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2018, + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2019, + 3 (cedola del 3% sul valore nominale di 100)
01/01/2020, + 103 (cedola del 3% sul valore nominale di 100 + rimborso alla scadenza
del valore nominale di 100).

Ci sono poi alcuni tipi particolari di obbligazioni. Le obbligazioni zero coupon sono un tipo particolare di obbligazione a tasso fisso. Infatti, sono obbligazioni a tasso fisso che non pagano una cedola periodica ma in cui il guadagno è dato esclusivamente dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di rimborso. Per maggiori dettagli è possibile vedere questa guida sulle obbligazioni zero coupon su questo blog.

Se una persona sa di poter conservare l’obbligazione fino a scadenza quindi conosce in anticipo con certezza i flussi di denaro e non si espone a rischi.

Se però vende l’obbligazione prima della scadenza si espone ad un rischio, il rischio che il prezzo di vendita sia diverso dal prezzo di sottoscrizione: tornando al nostro esempio di prima, l’obbligazione comprata a 100 potrebbe valere alla fine del secondo anno 99 oppure 101.

Perchè l’obbligazione a tasso fisso potrebbe avere un prezzo diverso dal valore nominale?
L’eventuale differenza (positiva o negativa) dipende dall’andamento dei tassi di mercato. Il risparmiatore ha comprato l’obbligazione a 100 euro, quando i tassi di mercato erano il 3% (che è anche il tasso fisso dell’obbligazione).
Se i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni a tasso fisso esistenti scende. Supponiamo che il tasso passi dal 3% al 4%, questo significa che le nuove obbligazioni pagheranno il 4%, mentre l’obbligazione comprata paga sempre il 3% (perchè è a tasso fisso), quindi paga meno delle altre obbligazioni, quindi vale meno. Gli altri risparmiatori (che possono avere il 4% su una obbligazione di nuova emissione) saranno interessati a comprare l’obbligazione vecchia che rende solo il 3% a patto di avere uno “sconto” sul prezzo: ad esempio, a patto che l’obbligazione del valore nominale di 100 sia venduta a 99: la differenza tra 100 e 99 li ripaga del minor tasso di interesse previsto per la vecchia obbligazione.

Riassumendo, per le obbligazioni a tasso fisso:
tassi di mercato salgono, prezzo obbligazioni esistenti scende
tassi di mercato scendono, prezzo obbligazioni esistenti sale

Ma quanto il prezzo delle obbligazioni a tasso fisso è sensibile al variare del tasso di interesse.
Per misurare la sensibilità (e quindi il rischio) del prezzo di un’obbligazione alla variazione dei tassi di interesse esiste un indicatore: la duration, ovvero la durata finanziaria di un titolo obbligazionario. Più è alta la duration di una obbligazione, più il prezzo di quell’obbligazione è sensibile alla variazione dei tassi di interesse.
La duration è influenzata da diversi elementi (tassi di interesse, ammontare della cedola, ecc): l’elemento in assoluto più importante è la vita residua dell’obbligazione a tasso fisso, ovvero quanto tempo manca al rimborso del valore nominale dell’obbligazione da parte dell’emittente (cioè fra quanto scade).

Gli altri rischi di un’obbligazione a tasso fisso: rischio emittente e rischio cambio
Oltre al rischio di variazione di prezzo in seguito a variazione dei tassi (rischio che si misura con la duration), esistono altri due rischi nelle obbligazioni a tasso fisso: il primo è il rischio emittente, cioè il rischio che il debitore non paghi interessi o capitale o li paghi parzialmente e in ritardo rispetto alle scadenze. Detta in modo semplice, un’obbligazione emessa dal Brasile o dal Sud Africa è più rischiosa di un’obbligazione emessa dall’Italia o dalla Germania. Il rischio dell’emittente è misurato con i rating, forniti da società indipendenti. Queste società valutano la solvibilità del debitore dell’obbligazione (detto anche emittente) e le caratteristiche dell’obbligazione, ed esprimono un giudizio (clicca qui per i rating delle obbligazioni). Più il debitore è pericoloso/rischioso, più il rating è basso negativo. Un’obbligazione con rating basso (cioè un’obbligazione rischiosa) paga un interesse più alto per compensare del rischio. Se quindi ci sono due obbligazioni con durata simile ed espresse nella stessa valuta, se una rende più di un’altra vuol dire che è più rischiosa, non che è necessariamente migliore.
Il secondo è il rischio valuta o rischio cambio: il rischio valuta si ha solo per le obbligazioni in valute diverse dall’euro (quindi obbligazioni in dollari, yen, rand sudafricani, …). Queste obbligazioni pagano gli interessi e rimborsano il capitale in una valuta diversa dall’euro, quindi la variazione che tassi di cambio tra euro e altre valute influenza il rendimento dell’obbligazione.